Walter Keady – Mary McGreevy

Walter Keady
Mary McGreevy
circa 550.000 battute

Il parroco di un paesino agricolo irlandese riceve una lettera da un convento con la quale lo si invita a rintracciare una suora allontanatasi senza permesso e a rimandarla indietro. Il prete trova Mary, figlia di un uomo del luogo morto da poco, ma quanto al ritorno in convento riceve un netto rifiuto: quella della suora è una vita sciocca, violenta, non può rappresentare la volontà di Dio.
Questo il primo capitolo, che lascia ben sperare. Poi per decine di pagine non succede nulla. Mary abbandona del tutto l’abito, chiede su consiglio del parroco lo scioglimento dei voti, cura la fattoria di famiglia, fa conoscenza con il vicinato, riceve proposte di matrimonio.
Un bel giorno rincontra l’uomo per cui si era fatta suora in obbedienza a un voto: se lui fosse guarito da una malattia gravissima.
L’incontro non fa pensare a granché, l’uomo è sposato e con sei figli.
L’ambientino è poco allegro. Irlanda cattolica, bigottismo religioso. Sensi di colpa, gran viavai ai confessionali, un paio di ignobili predicatori spiegano ai bravi paesani quanto siano malvagi senza saperlo.
Il succo del libro? Un amore di Mary con un’altra donna.
E la gravidanza di Mary. Chi è il padre? Pettegolezzi a non finire. La sua amica-amante sospetta il proprio marito, gelosie incrociate, paese in subbuglio – Mary mantiene il segreto.
Il parroco, tanto per giustificare l’episodio del suo allontanamento (vedi poi), decide che Mary è indemoniata, la frequenta spesso per cogliere i segni della possessione.
Finisce che il parroco raccoglie la confessione del vero padre del bimbo, ma ovviamente non può parlarne. Che L’amica di Mary, che di figli non ne vuole avere viene lasciata dal marito, con annullamento del matrimonio. Che il parroco viene allontanato dal vescovo perché a furia di frequentare l’ex suora per cercare le prove della possessione la gente si convince che il padre è lui. Che il figlio è invece del vecchio fidanzato di Mary, la quale ben volentieri continua a sbaciucchiarsi con l’amica che diventa sua convivente, con madre al seguito. E infine che il parroco dichiara il suo amore per Mary (che fine farà l’amica?).
Tutti bevono tè a un ritmo frenetico.

La trama è una scemenza, ma se fosse quella di un filmettino per la televisione reggerebbe. Come libro non va. Il vecchio fidanzato padre misterioso del figlio è una delusione, il prete innamorato una trovata da poco. La descrizione dei personaggi e dei luoghi è sommaria. Il bigottismo, che nella realtà (siamo appena dopo la seconda guerra mondiale) temo fosse peggiore di quello descritto, andava reso in tutt’altro modo.
(Questa la critica politicamente corretta, ma siamo onesti: la suora che se ne va, il prete che si spreta, il vescovo stupido, i predicatori beoti, il peccato che vince sul timore dell’inferno, la donna che non prende marito perché non vuole padroni e che si fa un figlio per sé… Nonostante tutto, Walter Keady non sembra uno sprovveduto. Probabilmente il pubblico a cui si rivolge non è in grado di ‘apprezzare’ una forma meno grossolana di critica alla religione e alla società).


Andrea Antonini