Wladyslaw Szpilman – Das wunderbare Überleben. Warschauer Erinnerungen 1939 bis 1945

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Ciao,

ti dicevo del libro di Wladyslaw Szpilman, Das wunderbare Überleben. Warschauer Erinnerungen 1939 bis 1945, che è noioso. In realtà il giudizio è leggermente più complesso.
Abbiamo qui non solo i ricordi di un pianista e compositore ebreo polacco, a Varsavia appunto dal 1939 al 1942, ma anche una prefazione di suo figlio Andrzej, alcuni Auszüge aus dem Tagebuch von Hauptmann Wilm Hosenfeld, l’ufficiale tedesco che gli salvò la vita, e un saggio di Wolf Biermann: Brücke zwischen Wladyslaw Szpilman und Wilm Hosenfeld, gebaut aus 49 Anmerkungen.
Questi quattro scritti vanno considerati come un’unica opera.
Andrzej Szpilman, descrivendo pur se brevemente la vita del padre dopo la guerra, stabilisce una sorta di collegamento tra il nostro tempo e quello.
Le Erinnerungen, uscite in polacco subito dopo la guerra, sono effettivamente noiose, laconiche. «Mein Vater ist kein Schriftsteller» avvisa Andrzej, e Biermann sottolinea che «ist die Sprache verblüffend kühl». In ogni caso il testo purtroppo non regge la pubblicazione a distanza di così tanti anni dai fatti.
Auszüge e Brücke, quest’ultimo saggio composto appositamente da Biermann per l’edizione tedesca su invito dell’autore, danno un senso complessivo alle memorie e al libro – ma è un senso che pur ben comprensibile ci lascia tutto sommato indifferenti. Questo libro è un fatto privato dei tedeschi, interessante anche in quanto tale, ma invendibile qui da noi. Le tante considerazioni di Hosenfeld e Biermann servono a loro, noi abbiamo avuto altra storia e altre elaborazioni.


Andrea

(13 maggio 1998)